|
Arriva Dado!

Il
ricordo del nipote Gianni Predieri, pittore ed architetto in Venezia.
|
A Bologna,
dove erano concentrati la maggioranza di fratelli e nipoti, questa notizia
procura in tutti una diffusa sensazione che si può sintetizzare
in una sola parola: Agitazione.
Siamo nel primo dopoguerra, per noi nipoti lo zio Dado vuol dire racconti
meravigliosi dell'Africa, dei suoi viaggi, giri per Bologna sulla mitica
Millecento-E, denominata la "leonessa" e soprattutto
regali: per me la prima bicicletta, un'Atala rosso cardinale con
le ruote di gomma bianca e più tardi la scatola di legno con pennelli
e colori ad olio
.. era la sua.
All'epoca non potevo pensare che Dado avesse rinunciato alla pittura,
regalare i propri colori non significava altro.
Io sui dieci anni inizio a dipingere come se non avessi fatto altro fino
ad allora, suscitando la sorpresa di molti e anche la sua.
Da allora mi è sempre vicino, prodigo di consigli e non solo.
Gli anni volano e le frequentazioni con Dado diventano sporadiche anche
se sempre spettacolari: me lo ritrovo in prima fila alla Marcialonga in
Val di Fassa come unico rappresentante dell'Argentina!
I colori sulla mia tavolozza cominciano a seccare complice l'architettura
mentre Medy, Marco, Massimo e gli amici (Aldo Chiappelli e Osvaldo Piraccini)
mi parlano di una sua intensa attività pittorica.
Vedo i suoi quadri alla mostra di Forlì (1983) e qui dovrei scrivere
delle sue opere
già è difficile dipingere, figuriamoci
scrivere di pittura.
Posso tentare di dare
qualche suggerimento ai visitatori della mostra positanese: non lasciatevi
ingannare dalla semplicità dei temi e dei soggetti trattati da
Dado, non vi troverete né rimandi culturali né citazioni
colte, la sua è una ricerca meticolosa e personalissima della qualità
della pittura, piccole pennellate tormentate a creare ora luce ora volumi
fino alla compiutezza della tela che azzardo sintetizzare con un ossimoro:
pacatezza drammatica.
Gianni Predieri
|

Treccia di agli 50x65
(Collezione privata)
|